Tra i murales e i ‘peperoncini’ di Satriano di Lucania

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Satriano di Lucania

Qual è la capitale italiana del murales? Nonostante la disputa resti aperta (basta pensare a Orgosolo, per citarne uno dei tanti, in molti convegno sul fatto che oggi il titolo spetti a Satriano di Lucania, borgo di poco più di duemila anime in Basilicata, provincia di Potenza. Questo paese negli ultimi decenni ha saputo valorizzare una tradizione iniziata a fine Ottocento, rendendosi aperto alla contaminazione artistica e diventando un museo a cielo aperto. Artisti più o meno famosi hanno trasformato le facciate delle case in uno spettacolo di immagini a colori, lanciando numerosi messaggi: si va dal culto religioso alla memoria storica, senza tralasciare anche i messaggi di impegno e valore.

Una passeggiata a Satriano di Lucania, che fino al 1887 si chiamava Pietrafesa, è particolarmente piacevole perché non solo con oltre 400 murales non c’è modo di annoiarsi, ma ci sono anche una serie di palazzi e monumenti storici di particolare pregio. La sede del palazzo comunale è ospitata all’interno di Palazzo Loreti, caratteristico per il suo colore giallo canarino alternato alla nuda pietra, colore che lo rende inconfondibile nella skyline del borgo lucano. L’arco sottostante è carrabile e ci fa accedere al cuore del centro storico. Due chiese da citare: una è quella principale, dedicata a San Pietro Apostolo e ricostruita nel 1950, nonostante il Santo patrono a cui i satrianesi sono molto devoti sia San Rocco da Montpelier. L’altro edificio religioso è completamente inserito all’interno della nuda roccia ed è la chiesa della Madonna della Rocca. Da qui potrete godere della migliore vista del borgo di Satriano di Lucania. La vetta del paese, che si sviluppa appunto su un crinale, è costituita dal castello, ovvero la Rocca Duca di Poggiardo, oggi ospitante una biblioteca e un museo.

Tre gli aneddoti storici di cui ancora parlare, lasciando che siano invece le foto a raccontare i murales stessi. Il primo, che Satriano di Lucania ospita l’Accademia del Peperoncino Lucano: lascio a voi capire, dalle foto, quale sia la sede. Secondo, il cambio di nome. Fu dovuto al fatto che nelle vicinanze sono stati ritrovati i resti di uno storico insediamento definito Satrianum, da lì la convinzione dell’epoca della variazione toponomastica per cercare un maggiore legame con la storia antica.

Infine, colui che ha trasformato questo borgo della valle del Melandro in una città d’arte: Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, pittore seicentesco, protagonista della scuola napoletana dell’epoca. Mi raccomando: non venite via senza aver fatto scorta di peperoni secchi, buonissimi sulla pasta ma – e finirà così – eccezionali da mangiare così come sono dalla busta alla bocca, come se fossero delle chips!

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